Incubo plastica anche nei laghi italiani

Quante e quali plastiche viaggiano nei nostri laghi e mari e si spiaggiano sulle nostre coste? La risposta è nello studio condotto l’estate scorsa da Legambiente ed ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Un’analisi della tipologia delle plastiche campionate durante le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi 2016, indirizzate non solo a fare la conta delle tipologie di materiale dei rifiuti trovati e la loro caratterizzazione chimica, ma anche a individuare soluzioni per il loro possibile recupero.

Tra i risultati presentati particolare importanza hanno avuto i dati raccolti durante le campagne condotte da Legambiente durante l’estate 2016. Nell’edizione 2016 di Goletta dei Laghi è stato effettuato un primo studio preliminare sulla presenza di microplastiche nei laghi italiani, un lavoro che ha visto la collaborazione tra Legambiente, ENEA, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e ARPA Umbria. I risultati riportati si riferiscono a cinque laghi: Maggiore, Iseo, Garda e i laghi di Bolsena e Albano nel Lazio e sono relativi alle particelle rinvenute con dimensione compresa tra 1 e 5 millimetri. In tutti i campioni analizzati sono state trovate microplastiche: un dato inconfutabile sulla diffusione di questa contaminazione in ambiente lacustre, nonostante le diversità di ogni lago.

“Neanche i laghi sono esenti dal problema delle microplastiche, ritrovate in tutti i campionamenti eseguiti – ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente -. Il risultato emerso dal nostro monitoraggio, che prende in considerazione cinque laghi italiani, il primo a livello nazionale, ci conferma purtroppo quanto già osservato per gli studi effettuati in mare. Il problema dei rifiuti dispersi in mare e lungo le coste sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, come dimostrano i dati che raccogliamo ogni anno con Goletta Verde.
Durante l’estate 2016 della campagna Goletta Verde di Legambiente, inoltre, è stata monitorata per il terzo anno consecutivo la presenza dei rifiuti galleggianti. 58 rifiuti per ogni kmq di mare. La densità più alta è stata registrata nel mar Tirreno (62 rifiuti/kmq). Il 96% dei rifiuti è costituito da plastica e al primo posto troviamo le buste (16%).

A seguire teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o in frammenti (2%). Le principali fonti dei rifiuti galleggianti monitorati sono la cattiva gestione dei rifiuti urbanie dei reflui civili oltre che l’abbandono consapevole (29%) e le attività produttive, tra cui pesca, agricoltura, industria (20%).

Per quel che riguarda i rifiuti legati alle attività produttive, il 46% deriva dal settore della pesca (reti, lenze, cassette di polistirolo intere e frammentate).Sul fronte della cattiva gestione dei rifiuti urbani, l’83% di questi è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta.

Per questo motivo da Marrakech, durante la ventiduesima conferenza internazionale sul clima, Legambiente ha lanciato l’appello, cui hanno aderito Kyoto Club e Alleanza‎ per un Mediterraneo sostenibile, con l’obiettivo di estendere la messa al bando delle buste di plastica non biodegradabili e compostabili con spessore inferiore ai 100 micron già in vigore in Italia, anche ai paesi dove il bando si limita ai 50 micron come Francia e Marocco (che lo ha introdotto proprio quest’anno tra le decisioni di politica ambientale in vista della conferenza internazionale sul clima – a tutti i Paesi del Mediterraneo essendo sempre più evidente che un basso spessore non rende realmente riutilizzabili a lunga vita gli shopper.

L’impegno di Legambiente insieme a Kyoto Club e Alleanza per un Mediterraneo sostenibile non si esaurisce quindi con la richiesta di messa al bando delle buste di plastica non biodegradabili e compostabili. Nel mirino degli ambientalisti anche le microparticelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i cotton fioc non biodegradabili e compostabili, per cui a Marrakech insieme al bando, è partita la proposta della definizione di un piano per ridurre e riciclare la plastica in tutti i settori e una campagna internazionale per incrementare la raccolta differenziata.

Grazie alla collaborazione con ENEA, l’indagine ha permesso di identificare le matrici polimeriche dei rifiuti presenti in mare e sulle spiagge. Tra le plastiche raccolte in mare c’è una netta prevalenza di polietilene, materiale normalmente utilizzato per shopper e teli. Sulle spiagge inoltre oltre il 50% degli oggetti ritrovati sono frammenti derivanti dalla degradazione/frammentazione di oggetti più grandi e il 28% dei frammenti è costituito da Polipropilene e Polietilene quindi anch’essi avviabili a riciclo. In particolare i frammenti derivano, presumibilmente in base alla forma, da packaging, come per esempio buste e flaconi.

Otto miliardi di euro all’anno è l’impatto economico mondiale del marine litter stimato nel rapporto 2016 Marine Litter Vital Graphics di Unep (United Nations environment programme) e Grid-Arendal. Su scala europea, invece, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione Europea, il marine litter costa 476,8 milioni di euro all’anno . Una cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca perché non è possibile quantificare l’impatto su tutti i comparti dell’economia. In particolare, il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea è pari a 411,75 milioni di euro, mentre l’impatto sul settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro.

Per tutte le informazioni su come accedere ai finanziamenti per le energie rinnovabili con la consuenza di EN.AM.CO. scrivere a: rinnovabili@enamco.it

About The Author